• 16 Aprile 2017
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Tra passato e presente, una lettera speciale.

Ieri e oggi, Chieti e ia pallacanestro, raccontati mirabilmente da Paola Leccese.

Riceviamo e pubblichiamo integralmente la lettera di una nostra “storica” e “speciale” tifosa, la prof. Paola Leccese. Per la verità definirla solo una lettera è altamente riduttivo ma non troviamo altro termine che possa compiutamente definirla e così lasciamo a voi il piacere di leggerla e di apprezzarla. E’ una lettera bella sino al lirismo e ci sembra questo il modo migliore per augurare a tutti Voi una santa quanto felicissima Pasqua:  

"Quando l’emozione riesce a rendere mute le parole e in una serata di primavera i ricordi prendono per mano il cuore.

Erano belle quelle domeniche. I pomeriggi festivi, quelli freddi e piovosi, quelli tiepidi, quando sulle note finali della sigla di Tutto il calcio minuto per minuto, felice perché la tua squadra aveva vinto o delusa per la sua sconfitta, ti preparavi per l’ultima emozione di quel giorno di festa che volgeva alla fine.

C’era il basket a Chieti. 

E’ stata Birra Moretti, più tardi Rodrigo. Ci si ritrovava a Piana Vincolato e poi a Colle dall’Ara. C’erano i sogni di una città che rotolavano con una palla a spicchi dentro il cuore di tanti tifosi. Gli storici derby d’Abruzzo con il Roseto. Gli spareggi oltre la Maiella per continuare a sperare: sui pullman a cantare a squarcia gola mentre si andava ad incontrare il sogno; muti, spesso, assonnati e stanchi in qualche ritorno deluso e amaro.

C’era il basket a Chieti. Con i colori della squadra profumati di timballo domenicale, che portavi sulla mano insieme al vassoio di paste acquistato sulla strada di casa, finita la ‘vasca’ della passeggiata domenicale. C’erano i cori, le bandiere, le sciarpe, i papà che spiegavano ai figli le regole di uno sport che qualcuno ha detto sia stato inventato perché la vita non bastava. Un battere unisono di mani e cuori. Una città che neppure d’estate andava in ferie dal basket con i tornei estivi al campetto della Villa Comunale, sotto le stelle d’agosto, con squadre blasonate a rendere lustro alla storia delle origini achillee.

Poi la storia si è quasi fermata. Gli dei del basket si sono girati per un po' altrove. E il colle per un po' è rimasto silenzioso spettatore di un basket lontano. 

Ma le favole vanno ascoltate fino alla fine.

E le retine dei canestri sono tornate ad ondeggiare. 

C’è il basket a Chieti. Saranno cambiati i nomi, i posti, la città stessa. Ma la magia di due ore passate insieme a perdere la voce, a crederci sempre, comunque, fino all’ultimo rimbalzo è la stessa. Immutata, magica, unica.

Tutti coach, tutti, presidenti, tutti pivot, guardia o ala, anche chi di infrazione di passi o tiri liberi o time out non ci capisce niente, dentro lo stesso sogno a volte l’incubo di non farcela, lo spettro che quest’anno si saluta la massima serie.

E si torna a casa, una sera di Pasqua, con la voce rauca, il sudore che ti sembra estate ma fa ancora fresco, la gioia pazza di una vittoria bella, unica, quando pensi ‘stasera io c’ero’, e comici a fare i conti con in punti delle squadre che potresti e non vorresti incontrare, come fossi tu uno di quei cinque pazzi che corrono dietro un pallone a spicchi che rimbalzando su un parquet emette un suono cupo che a te sembra sinfonia d’altri tempi.

C’è il basket a Chieti. E deve continuare ad esserci questa favola che è tradizione e follia per una collina che forse boccheggia ma anche nel basket può trovare un punto fermo da cui ripartire.

C’è il basket a Chieti. Comunque vada dobbiamo esserci e crederci, perché se sognare può apparire inutile il rimedio non è sognare di meno ma sognare di più. E se si sogna insieme ogni sogno vale di più”.

Buona Pasqua a tutti!

 

FURIE COMMUNICATION AND PRESS OFFICE MANAGER

MASSIMO RENELLA