• 23 Maggio 2017
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Lettera del Presidente ai tifosi delle Furie

Il ricordo e il dolore hanno bisogno di tanto tempo per svanire, la capacità di conviverci bisogna riacquistarla presto, ed è per questo che scrivo a Voi tutti ora. Vi scrivo per ringraziarVi dell’affetto e dell’entusiasmo dimostrato alla nostra squadra, senza andare tanto indietro ricordo il tifo assordante contro Ravenna, contro Reggio e contro Forlì.

Anche a Forlì, pochi contro tanti, Vi siete fatti sentire. Avete fatto sentire il vostro entusiasmo. Sono rattristato per me e mia moglie, per i componenti della società, lo staff tecnico e sanitario che hanno profuso tanto impegno, ma anche per Voi. Le motivazioni e le colpe della retrocessione vanno ricercate nelle scelte fatte da me e dai miei collaboratori, scelte che evidentemente si sono rivelate inadeguate o sbagliate. Tutte scelte però fatte con passione e con l’intento di fare il meglio possibile per la squadra. Questo lo affermo a voce alta e chi ne dubita è intellettualmente disonesto.

Non ho mai pensato e detto che fosse colpa vostra. Sfido chiunque a trovare una dichiarazione in tal senso, non il titolo di un articolo che spesso non rispecchia il contenuto dello stesso. Ho solo un appunto da farvi, l’averci seguito in soli quarantotto a Roseto. Mi è dispiaciuto. Il presidente del Roseto Cimorosi ci aveva messo a disposizione quattrocentocinquanta biglietti, gli stessi che per correttezza ho messo a disposizione io. Qualcuno, che evidentemente non conosce la correttezza, ha tentato di screditare me e la società dicendo che il nostro obiettivo era solo incassare.

Mi sono lamentato del fatto che eravamo pochi, mi sarei aspettato cento-duecento spettatori e tifosi in più e soprattutto mi sono lamentato di quelli che non c’erano, indipendentemente dai risultato, di quelli che non hanno capito che noi, piccola società, dopo trenta anni ci scontravamo contro società che hanno fatto la storia della pallacanestro in Italia. Avevamo bisogno del loro apporto sotto tutti i punti di vista, anche economico, la serie A è professionismo e ci sono delle entrate e delle uscite. In molti casi non ho condiviso le vostre critiche, in altri ne ho tratto spunti di riflessione ma le ho sempre accettate. Non ho accettato però le offese rivolte a mia moglie e me, quelle le rimando ai mittenti, quelli si che se le meritano.

Per fortuna sono pochi e non hanno nulla a che fare con Voi. Sono orgoglioso di Voi, orgoglioso della passione che ci accomuna, orgoglioso di aver portato con Voi il nome di Chieti nei più grandi palazzetti d’Italia. Vi chiedo scusa e mi dispiace averVi dato un grande dolore. Il mio è violento tanto quanto il vostro. Grazie a tutti, non a “faccia ’n terra” come qualcuno ha chiesto, ma con il cuore. A tutti, tranne i due-tre “soliti noti”.